C’è tutta la soddisfazione per aver contribuito a creare qualcosa d’importante nelle parole di Annamaria Granatello, direttore artistico del Premio Solinas. Soddisfazione per la qualità dei lavori prodotti dall’officina creativa della prima edizione e per i consensi che stanno ottenendo, in Italia e all’estero. Soddisfazione per lo stato della seconda edizione, che sta ultimando in questi giorni i propri lavori. Enorme – e ci tiene a sottolinearlo – gioia e soddisfazione per la missione, più in generale, compiuta da “Talenti in corto” nei confronti di giovani sceneggiatori e registi da lanciare, formare e accompagnare nello stimolante ma intricato mondo del Cinema. Ricca di aneddoti e di spunti dal “dietro le quinte” delle sedute della giuria, l’intervista ad Annamaria è una chiave di lettura fondamentale per comprendere passioni e prerogative del progetto “Talenti in Corto”.
Eccovela!
Annamaria, se sei d’accordo, partiamo da un bilancio generale su “Talenti in Corto”, facendo soprattutto un confronto tra la prima e la seconda edizione…
La prima e la seconda edizione ci hanno permesso di verificare che Talenti in corto ha una struttura vincente e realizza la “mission” che ha indotto “Gratta e Vinci” a ideare, in collaborazione con il Premio Solinas, un progetto per aiutare gli esordi cinematografici attraverso il cortometraggio. “Esordio” inteso propriamente come “primissimi passi”. Abbiamo difatti deciso di dare sempre una chance al talento e di conseguenza ci siamo assunti il rischio di scegliere anche dei progetti non perfetti regalando una possibilità concreta a dei giovani meritevoli che faticano a trovare spazio. L’alta qualità dei lavori inviati a concorrere, per entrambe le edizioni, ci ha permesso di verificare che c’è tanto talento nel nostro Paese. La Giuria, in ogni caso, è chiamata a decidere e a premiare e non è mai facile quando la maggioranza dei progetti sono buoni. Lo scorso anno abbiamo realizzato 4 corti con un budget totale di 60.000 euro (15.000 euro per ogni corto). Quest’anno Talenti in corto è cresciuto e realizza 3 corti con un budget complessivo pari a 75.000 euro (25.000 euro per ogni corto).
Qual è stata, se ci è stata, la difficoltà più grande?
Quella di sempre: raccontare la storia in soli cinque minuti. Anzi, raccontare e realizzare una storia in cinque minuti non è assolutamente facile. E’ un esercizio fantastico, o meglio una sfida a cui partecipano attivamente sia i concorrenti che la Giuria e i Tutor di produzione creativa. Una sfida che parte in fase di selezione, si sviluppa durante il workshop e continua nella fase di post produzione. Sul set i registi sono “liberi da tutoraggio”. Gli regaliamo la possibilità di sbagliare, è il loro momento, anche se tentiamo di attutire il colpo mettendogli a disposizione una troupe vera, di giovani professionisti. I 5 minuti sono il “martello pneumatico” di tutto il percorso. I concorrenti arrivano al “pitch” con la Giuria sperando che quel limite di tempo non sia ferreo, come descritto dal bando di concorso. I vincitori partecipano al workshop sperando che la bontà della storia possa convincerci a “sforare”… I Tutor stessi devono continuamente tarare i propri consigli ed il potenziamento di certe scelte a partire dal limite di tempo. Tutto deve funzionare in quei 5 minuti. Ci si allena alla sintesi. Poi arriva il girato, si comincia a montare e di nuovo quei 5 minuti stanno stretti; si riscrive e si taglia al montaggio sotto l’attenta supervisione dei Tutor. Se il regista non ha sbagliato sul set i consigli facilitano delle scelte e il corto ne guadagna; in ogni caso resta di 5 minuti. D’altronde i 5 minuti permettono ai corti di andare in sala, una bella chance.
Ma mettiamo caso che, appunto, il regista sbagli … Come avviene la correzione? Esiste una seconda chance in fase di riprese?
Se il regista sbaglia non lo capiamo sul set. La troupe è, come sempre, a disposizione del regista. C’è stato un lavoro di preparazione, lo storyboard li aiuta a tenere il ritmo delle scene … insomma sono tutelati ma liberi di esprimere il proprio talento e il proprio punto di vista. E di solito, a meno che uno non giri una storia diversa, gli errori non sono gravissimi; possono, forse, creare squilibri strutturali. Di tempo, ad esempio: se i corti non durano 5 minuti, ma 7 o 8, bisogna riequilibrare il tutto al montaggio tagliando e potando le scene, dosando i tempi e trovando nuove soluzioni, anche strutturali. Al montaggio si può riscrivere, in base a quanto fatto sul set. È una fase creativa molto forte. Se una scena è venuta male, per la mancanza di una messa a fuoco o di un mancato controcampo, la creatività di montatore e regista devono emergere assieme per trovare delle soluzioni. Talenti in corto prevede la possibilità di tornare sul set, ma i limiti possono essere esterni, ad esempio per la mancanza della disponibilità degli attori.
Chiarissimo, Annamaria! Facciamo un passo indietro se non ti spiace, alla fase vera e propria di selezione dei progetti vincitori. Ad esempio quest’anno c’è stata una sostanziale unanimità di giudizio all’interno della Giuria, o la valutazione è stata più elaborata e complessa?
La Giuria è chiamata a selezionare i progetti tenendo conto di quanto richiesto dal bando di concorso. “Talenti in corto” è un concorso per commedie cinematografiche ed ha sempre un tema: lo scorso anno era il “Divertimento”, quest’anno la “Fortuna”. La Giuria è composta da professionisti del settore: sceneggiatori, registi, attori, montatori. (Quest’anno eravamo 17 ed hanno partecipato in qualità di Giurati i vincitori del concorso web – “hai occhio per il Talento – Beppe Tufarulo e Fabrizio Bozzetti, il cui corto sta vincendo in molti festival sia nazionali che internazionali). La discussione è sempre ampia e molto articolata, i punti di vista dei Giurati sono differenti e questo garantisce discussioni accese al limite del litigio … cosa che mi crea sempre un certo godimento … perché vuol dire che c’è della materia in campo, del talento e ci stiamo assumendo il rischio e la responsabilità di trovarlo.
Come procedono realmente le operazioni?
I progetti arrivano in forma anonima a tutela della parità di condizione di tutti i partecipanti. L’anonimato è una condizione essenziale e necessaria per la partecipazione ma anche la garanzia dell’oggettività del giudizio. La selezione si sviluppa in più fasi: la prima fase prevede 3 Giurati per ogni progetto. I Giurati hanno l’assoluta libertà di giudizio. Leggono i progetti e compilano delle schede con le proprie valutazioni, solo durante la riunione si confrontano con i lettori del proprio gruppo e condividono le scelte con il resto della Giuria. I progetti che superano questa prima fase vengono letti da tutta la Giuria. In questa fase passano anche i progetti sostenuti da un solo Giurato. Solo quelli con tre “no” non superano questa prima selezione. Le discussioni, come ho già spiegato, sono ricche, articolate ed accese e portano alla selezione dei progetti finalisti. Qui cade l’anonimato e i finalisti sono invitati ad incontrare la Giuria. Ogni incontro dura 30 minuti e in questo tempo gli Autori hanno la possibilità di presentare se stessi e il proprio progetto. A fine giornata la Giuria discute, sempre animatamente, e decide chi sono i vincitori che avranno la possibilità di realizzare il proprio corto.
Come si sono svolte le fasi di selezione finale?
I Giurati che sostengono un progetto devono convincere gli altri che quel progetto è davvero il migliore e che quell’autore ha il talento per realizzarlo al meglio, resistendo a una raffica di domande e obiezioni pesanti e difficili da gestire a cui devono rispondere nel merito e con motivazioni forti e significative. Immagina 17 persone che fanno questo lavoro su più progetti … una bella, interessante ed appassionante “Babele” dove si sviscerano tutti i punti di forza e di debolezza, sia dei progetti sia degli autori sceneggiatori/registi. La qualità dei progetti arrivati in finale è alta. Alla fine si discute tanto perché scegliere è difficile. E ci si assume il rischio … con professionalità e passione. Nessuno ha la garanzia del prodotto finale.
Insomma, una serie di colpi di scena, proprio come nella trama di un film…
Esatto. Alla fine i 25.000 euro di budget sono stati assegnati dopo estenuante discussione. E come lo scorso anno la Giuria ha deciso di rischiare: quest’anno lo abbiamo fatto con “Sotto Casa” di Alessio Lauria. Alessio ha portato solo il suo talento e la sua storia, che aveva convinto tutti, ma non aveva nessuna esperienza da regista quindi non ha portato materiale di supporto video. Ci ha comunque convinto. Aveva le idee molto chiare ed era molto determinato. Ci siamo assunti il rischio del suo esordio, è la nostra scommessa. Talenti in corto ha quindi regalato ad Alessio Lauria un’esperienza a tutto campo, la possibilità di diventare regista ma anche di scoprire ed imparare, grazie al workshop, come si lavora in squadra.
L’intervista ad Annamaria Granatello non si esaurisce qui. Per la seconda parte vi rimandiamo al prossimo post, in cui vi
sveleremo altri aneddoti di backstage sul concorso e sui corti vincitori. Non perdetela e restate sintonizzati sulle nostre pagine!

