A tutto cinema

Con i Taviani e Vicari la Berlinale parla italiano

20 febbraio 2012 - 

Il Cinema Italiano, talora ingiustamente snobbato in ambito internazionale, ha colto un doppio, inaspettato, successo al Festival di Berlino grazie alla conquista dell’Orso d’Oro ai fratelli Paolo e Vittorio Taviani con il film “Cesare Deve Morire”, e del Premio del Pubblico a Daniele Vicari con “Diaz, Non pulire Questo Sangue“.

Al centro della pellicola vincitrice è la messa in scena, nel carcere romano di Rebibbia, della tragedia shakesperiana “Giulio Cesare” da parte di un gruppo di detenuti della sezione “fine pena mai”, in un coraggioso e intenso dialogo tra la finzione teatrale e la dura realtà quotidiana. Appoggiandosi agli ideali del senso dell’onore, del tradimento e dell’amicizia i due mondi si sovrappongono e incastrano, rendendo ancora più vivo il senso del dramma e della tragedia personale e collettiva dei detenuti attraverso le parole di Shakespeare. Il tutto viene ancora più amplificato e reso reale dalla scelta dei registi di far recitare i carcerati nei loro dialetti d’origine.
L’ultimo successo per il nostro Cinema alla Berlinale risaliva al 1991, quando Marco Ferreri si impose con “La Casa Del Sorriso”, ben 21 anni di attesa prima del meritato trionfo dei fratelli toscani che ha messo d’accordo, fin dalla prima proiezione, critica e pubblico.

E proprio dal pubblico arriva l’Audience Award per il film di Daniele Vicari sui tragici, e ancora velati di oscurità, fatti avvenuti nelle aule della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Un Cinema di impegno civile che riporta sulla cresta dell’onda i nostri autori grazie a quei valori che hanno reso protagonista la nostra produzione nei tormentati e difficili Anni ’70, senso della realtà e della verità, coraggio e impegno sociale.

Tra gli altri premi, sono da segnalare l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria a “Just The Wind” dell’ungherese Bence Fliegauf e l’Orso d’Argento per la Migliore Regia al tedesco Christian Petzold per “Barbara”, mentre tra gli attori hanno trionfato la giovanissima e non-professionista Rachel Mwanza per la sua dura interpretazione in “Rebelle” di Kim Nguyen, e Mikkel Boe Folsgaardaus nei panni dello psichicamente disturbato re Christian di Danimarca in “A Royal Affair” di Nikolaj Arcel.
Non resta, dunque, che attendere che questi film arrivino quanto prima anche nelle nostre sale…